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XLIX Congresso della Società Astronomica Italiana

Omaggio a Pietro Tacchini:
dalla Società degli Spettroscopisti Italiani a LBT

Catania, Monastero dei Benedettini, 2-7 Maggio 2005



Università di Catania
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Pietro Tacchini

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PIETRO TACCHINI (Modena 1838-Spilamberto 1905)

Insiemess al celebre Angelo Secchi S. J. (1818-1878), di cui è spesso impropriamente considerato allievo, Pietro Tacchini è stato uno dei fondatori dell'astrofisica italiana, sviluppatasi sotto il suo impulso soprattutto nel campo della fisica solare.

Nato a Modena il 21 marzo 1838 dal farmacista Bartolomeo Tacchini e da Giuseppa Selmi, si laurea in ingegneria a pieni voti presso il locale Archiginnasio nell'autunno del 1857. L'anno successivo fu inviato dal governo ducale a perfezionarsi in astronomia presso il prestigioso Osservatorio di Padova, su richiesta del Direttore della modesta Specola di Modena, Giuseppe Bianchi (1791-1866), già malfermo in salute, al quale occorreva un valido assistente cui affidare il futuro scientifico della Specola.

A Padova, Tacchini studia all'Osservatorio sotto la direzione di Giovanni Santini (1787-1873), al quale rimase legato da filiale e devota amicizia, e di Virgilio Trettenero (1822-1863) presso il quale andrà ad abitare e che ebbe un ruolo rilevante nella sua formazione umana e professionale. Aveva appena ottenuto il rinnovo del sussidio ducale per un secondo anno di permanenza a Padova, quando a Modena lo scenario politico muta improvvisamente per gli sviluppi della prima guerra d'indipendenza. Il Duca fu costretto a fuggire mentre a Modena si insediava un governo dittatoriale; Bianchi lascia quindi la direzione della Specola per ragioni politiche e Tacchini, a soli ventun'anni, gli succedette come Direttore, nominato dal nuovo governo il 29 settembre 1859.

Tacchini rimase circa quattro anni alla direzione dell' Osservatorio di Modena occupandosi, con i pur modesti strumenti della Specola, di astronomia di posizione e di osservazioni meteorologiche. Di questo periodo rimangono diverse note astronomiche e articoli divulgativi pubblicati sulla Gazzetta di Modena, nonché un opuscolo sul clima di Modena.

Nel 1862 il Governo unitario istiturà una commissione incaricata di riordinare l'assetto della ricerca astronomica in Italia. Il giovane Direttore modenese fu privatamente contattato dal celebre astronomo Giovanni V. Schiaparelli (1835-1910) che gli propose a nome del Ministro della Istruzione Pubblica Michele Amari (1806-1889) una nomina ad astronomo aggiunto presso l'Osservatorio di Palermo. Qui era stato richiamato come Direttore Gaetano Cacciatore (1814-1889), già allontanato dall'incarico nel 1848 per le sue posizioni politiche antiborboniche, il quale tuttavia non appariva all'altezza del compito: per rilanciare l'attività scientifica dell'Osservatorio di Palermo si richiedeva pertanto "un assistente che possa fare da Direttore". La proposta era particolarmente allettante dal punto di vista scientifico: l'Osservatorio di Palermo infatti era all'epoca dotato della migliore strumentazione astronomica e rappresentava quindi il posto ideale in cui "costruirsi" una carriera. L'accettazione di Tacchini avrebbe inoltre risolto una delicata questione diplomatica: rendendosi vacante la direzione dell'Osservatorio di Modena, questa sarebbe stata offerta all'ex-Direttore dell'Osservatorio di Palermo, Domenico Ragona, destituito in quanto filo-borbonico e per il quale si rendeva dunque necessario un onorevole allontanamento. Dopo essersi consigliato con Santini, incoraggiato dallo stesso Schiaparelli, Tacchini accetta la nomina e nell'autunno del 1863 raggiunse Palermo.

Con il suo arrivo, comincia un nuovo corso per la prestigiosa istituzione astronomica siciliana, come testimoniano i numerosi libri e strumenti acquistati a partire dal 1864. Nel 1865 egli monta l'equatoriale Merz, acquistato da Ragona, che ancora giaceva nelle casse e con questo diede inizio ad una serie di studi sul Sole che ben presto fecero dell'Osservatorio di Palermo uno dei principali centri di fisica solare in Europa. Nello stesso anno Tacchini diede il via alla pubblicazione del Bullettino Meteorologico del R. Osservatorio di Palermo, che oltre ai dati meteorologici comprendeva i lavori astronomici condotti all'Osservatorio ed in particolare i suoi primi studi sulla fotosfera solare e le prime osservazioni spettroscopiche delle protuberanze solari, rappresentate in splendidi disegni e litografie che con rara abilità e talento sapeva eseguire.

Tacchini fu tra i primi, insieme a Secchi, a comprendere l'importanza e la portata scientifica delle nuove applicazioni della fisica in astronomia. Le leggi di Kirchhoff sulla radiazione, pubblicate nel 1859, consentivano finalmente una corretta interpretazione delle righe spettrali osservate disperdendo la luce attraverso dei prismi di vetro o dei reticoli di diffrazione, in termini di assorbimento o emissione da parte delle sostanze chimiche incontrate dalla luce lungo il suo percorso. L'applicazione delle tecniche spettroscopiche alle osservazioni astronomiche permetteva quindi di studiare la composizione chimica degli astri e di comprenderne la natura fisica. Tacchini diresse immediatamente il suo interesse verso la nascente branca dell'astronomia fisica (o astrofisica) ed, in particolare, verso lo studio della cromosfera solare.

Nel 1870 cura l'organizzazione della spedizione italiana per l'osservazione dell'eclisse totale di Sole del 22 dicembre, visibile dalla Sicilia, ed in quella circostanza acquista per l'Osservatorio di Palermo alcuni strumenti spettroscopici che in seguito utilizza per i suoi studi. Nella stessa circostanza si occupa, insieme ad Arminio Nobile (1838-1897), della determinazione della differenza di longitudine tra Palermo e Napoli. E' del 1871, inoltre, una delle prime classificazioni delle protuberanze solari, pubblicata nel Bullettino, come risultato di un'intensa collaborazione con Angelo Secchi S.J.. Questi possedeva al Collegio Romano un identico strumento e ciò costiturà un'importante base comune per un programma di osservazioni coordinate del bordo solare i cui risultati fossero confrontabili.

La prospettiva di estendere questo "monitoraggio" della cromosfera ad altri Osservatorii porta, nell'ottobre del 1871, alla fondazione della Società degli Spettroscopisti Italiani, promossa da Secchi e dallo stesso Tacchini, che ne fu Presidente a vita. Organo ufficiale furono le Memorie della Società degli Spettroscopisti Italiani, edite a cura di Tacchini, pubblicate a partire dal 1872, che possono considerarsi la prima rivista specializzata in astrofisica. La Società ben presto annovera tra i suoi membri i principali spettroscopisti italiani e stranieri e le Memorie divennero in breve tempo una rivista apprezzata a livello internazionale, tanto da essere premiata all'Esposizione Universale di Vienna del 1873.

Durante la sua permanenza nel capoluogo siciliano, Tacchini si occupa anche di meteorologia, con una serie di lavori sul clima di Palermo, nonché astronomia di posizione, eseguendo tra il 1867 ed il 1869, la determinazione delle coordinate equatoriali di 1001 stelle australi, poi inserite nel catalogo pubblicato negli Stati Uniti da Johannes Georg Hagen S. J. (1847-1930) nel 1885.

Particolarmente importante fu il suo ruolo politico nel riordino della ricerca astronomica e meteorologica in Italia. Nel 1874 propose un progetto di riforma degli osservatorii astronomici italiani, volto ad ottimizzare le scarse risorse governative fino ad allora ripartite tra i numerosi osservatorii ereditati dagli Stati pre-unitari. La riforma prevedeva la suddivisione in due classi (di ricerca e universitarii) dei principali osservatorii e il declassamento dei minori ad osservatorii meteorologici. Il progetto venne discusso da un'apposita commissione governativa e sfocia nel decreto Bonghi del 1876, la cui efficacia fu tuttavia indebolita dalla mancanza dei successivi decreti applicativi, per la caduta del Governo e l'insediamento della Sinistra al potere.

Nel 1879 Tacchini fu chiamato a Roma a dirigere l'Ufficio Centrale di Meteorologia, assumendo contemporaneamente la direzione dell'Osservatorio del Collegio Romano, nonché partire dal 1882, quella del Museo Copernicano ad esso annesso. Cura, dal 1879 al 1898, la pubblicazione degli Annali dell'Ufficio Centrale di Meteorologia e, dal 1887 al 1902, quella delle Memorie dell'Osservatorio del Collegio Romano.

Fu uno degli artefici del riordino della rete meteorologica italiana e poi di quella sismologica, quando nel 1887 l'Ufficio assunse la denominazione di Ufficio Centrale di Meteorologia e Geodinamica. Nel 1895 fonda la Società smologica Italiana, di cui fu Direttore a vita, con l'intento di promuovere e diffondere notizie e studi sui fenomeni sismici e vulcanici e sugli apparati utilizzati per studiarli, grazie alla pubblicazione di un Bollettino di cui cura personalmente l'edizione sin dallo stesso anno di fondazione.

Numerose furono le spedizioni scientifiche cui Tacchini prese parte. Nel 1874 fu a capo della spedizione italiana in India per l'osservazione del transito di Venere sul Sole. La missione aveva lo specifico compito di eseguire osservazioni spettroscopiche del fenomeno per confrontarle con quelle ordinarie ed evidenzia delle differenze nella misura del diametro solare ricavata con i due metodi. Nel 1875, su invito della Royal Astronomical Society, si aggrega alla spedizione inglese nelle isole Nicobar per osservare un'eclisse totale di Sole; nel 1882 su invito del Direttore dell'Osservatorio del Cairo si reca in Egitto per osservare un'altra eclisse; con lo stesso intento, l'anno successivo fu invitato ad aggregarsi alla spedizione scientifica francese in Micronesia; nel 1886, ancora su invito della Royal Astronomical Society, si reca ad osservare un'eclisse totale di Sole nelle Antille; per conto del Governo italiano, infine, insieme ad Annibale Riccò 844-1919), osserva in Russia l'eclisse totale di Sole del 1887 e in Algeria quella del 1900. Descrisse alcune di queste esperienze di viaggio, nonché principali risultati scientifici delle sue osservazioni, nel libro Eclissi totali di Sole pubblicato nel 1888 a sostegno della sottoscrizione pubblica per la raccolta di fondi da destinare all'erezione di un monumento scientifico in onore di Angelo Secchi a Reggio Emilia, città tale del gesuita.

Notevole fu inoltre la sua attività, la promozione e fondazione di nuovi osservatorii. Durante il soggiorno in India per il transito di Venere, progetta la costruzione di un Osservatorio a Calcutta, inaugurato nel 1875, come stazione invernale per le osservazioni spettroscopiche solari, la cui collaborazione con la Società degli Spettroscopisti Italiani non ebbe tuttavia il successo sperato.

Tacchini ebbe un ruolo fondamentale nello sviluppo dell'Astronomia a Catania. Nella riunione solenne dell'Accademia Gioenia di Catania del 1876, conoscendo il clima e la continuità delle notti serene della zona etnea, propose la costruzione di un Osservatorio sulla parte alta dell'Etna, per ridurre notevolmente l'assorbimento atmosferico e meglio analizzare la radiazione di Sole e stelle. La proposta fu accolta "con plauso dall'Accademia, con entusiasmo dai catanesi" (sono parole di Riccò. Venne stipulata una convenzione tra il Ministero dell'Istruzione, quello dell'Agricoltura Industria e Commercio e la Provincia di Catania e la direzione dei lavori fu affidata allo stesso Tacchini. L'Osservatorio, completato nel 1880 e chiamato Vincenzo Bellini, era situato in vicinanza del cratere centrale a 2941 m di quota. Come strumento principale venne dotato di un rifrattore Merz con obiettivo di 33 cm di diametro e montatura equatoriale di Cavignato di Padova. Ben presto ci si accorse che la vicinanza al cratere centrale era stata una scelta poco felice, soprattutto per le difficoltà dei collegamenti invernali, per cui fu allestita una succursale in alcuni locali dell'ex Convento dei Benedettini a Catania, ceduti nel 1885 dal Comune. La cupola fu costruita sopra l'antirefettorio circolare e venne dotata di un telescopio con montatura identica a quella dell'Etna, sulla quale si utilizzava lo stesso obiettivo in modo da poter continuare le osservazioni anche durante l'inverno.

Gli ottimi risultati osservativi ottenuti indussero Tacchini a proporre che l'Osservatorio di Catania, unico italiano, partecipasse all'iniziativa promossa dall'Accademia di Francia per la realizzazione della "Carte du Ciel", il primo catalogo ed atlante fotografico dell'intera volta celeste. Anche questa proposta fu accolta ed il Governo si impegna a fornire i fondi per l'acquisto di un astrografo con obiettivo di 33 cm di diametro, fabbricato dallo Steinheil di Monaco di Baviera, e di una montatura equatoriale, fabbricata dalla Salmoiraghi di Milano. Il telescopio trova posto nell'attiguo giardino dell'ex Convento dei Benedettini (oggi occupato dall'Ospedale Vittorio Emanuele) ed "essendosi reso evidente (sono di nuovo parole di Riccò che l'Osservatorio Etneo e quello di Catania, trovandosi in condizioni eccezionalmente favorevoli agli studi della fisica degli astri, dovevano essere destinati all'astronomia fisica, piuttosto che all'astronomia di posizione, per l'art. 69 della legge Casati, in seguito a proposta redatta dallo Schiaparelli, fu istituita nell'Università di Catania una cattedra di Astrofisica", unica in Italia, a ricoprire la quale fu chiamato, alla fine del 1890, Annibale Riccò che assumeva pure la direzione dell'Osservatorio.

Ancora, nel 1880, Tacchini progetta e realizza la costruzione dell'Osservatorio astronomico meteorologico di Monte Cimone e promosse quella di numerosi altri osservatorii meteorologici e geodinamici, tra cui quello di Sestola, specialmente dedicato alle ricerche sul magnetismo terrestre, che poi gli sarà intitolato. Promosse inoltre la realizzazione di una moderna carta magnetica d'Italia, la cui esecuzione affida a Ciro Chistoni (1852-1927).

Tra i principali riconoscimenti internazionali che Tacchini ottenne, vanno menzionati la Rumford Medal della Royal Astronomical Society di Londra e il Prix Janssen dell'Académie des Sciences di Parigi, conferitigli rispettivamente nel 1888 e nel 1892, entrambi per le sue ricerche di fisica solare.

Nel 1899 Tacchini si ritira dalla direzione dell'Ufficio Centrale di Meteorologia e Geodinamica, di cui le gravi ristrettezze economiche cominciavano a segnare il declino, e nel 1902 da quella dell'Osservatorio del Collegio Romano. Amareggiato per l'orientamento verso cui la ricerca astronomica in Italia si dirigeva e che portava all'abbandono delle moderne ricerche di astrofisica e ad un modesto ripiegamento verso l'astronomia classica, nonché per il mancato riconoscimento dei suoi meriti scientifici da parte del Governo, decise di stabilirsi a Spilamberto, nella sua provincia natale. Nel 1905, le sue condizioni di salute peggiorarono irreversibilmente: minato da gravi sofferenze epatiche, Tacchini si spense la sera del 24 marzo per alcune complicazioni polmonari sopravvenute nella fase terminale della malattia.

Con lui scompariva uno dei pionieri dell'astrofisica italiana ed un eccezionale organizzatore dell'impresa scientifica, una figura chiave nella politica scientifica italiana a cavallo tra XIX e XX secolo. Il suo contributo politico e scientifico, intriso di forti ideali risorgimentali e mirante a portare l'Italia al passo delle grandi potenze europee in campo scientifico, è stato a lungo dimenticato dagli storiografi e rimane pertanto ancora in larga parte da esplorare.

 

A cura di Ileana Chinnici e Carlo Blanco




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